ArtKey Magazine | Articolo


Roma? Una capitale per nulla eterna che non investe nella cultura
Data: 29.07.2010

vai alla pagina

Da anni ormai, molti ambiti della società italiana subiscono ingenti provvedimenti di natura finanziaria, drastici tagli dovuti sopratutto a carenze progettuali e strategiche, tali da suscitare legittime preoccupazioni e i cui esiti sono visibili agli occhi di tutti. Consistenti detrazioni s'abbattono su un gran numero d’istituzioni culturali e in particolare oggi osserviamo contrariati la riduzione di ben due terzi ai fondi della Dante Alighieri, insigne società nata nel 1889 per la tutela e la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo. Ma anche l'ambiente artistico-archeologico della capitale non se la passa bene. Il 30 marzo 2010 crolla una delle gallerie traianee della Domus Aurea, l'edificio voluto da Nerone, tra colle Oppio e il Colosseo e in maggio un pezzo di circa mezzo metro quadrato si stacca da uno degli ambulacri al primo piano della struttura originale del Colosseo. “Roma si modernizza mentre il suo passato lentamente si sbriciola”, così Michael Kimmelman per il New York Times critica la decisione della capitale di favorire il nuovo ignorando la conservazione e la valorizzazione dell'antico, la cui salute è seriamente messa a rischio dalla carenza dei fondi statali. La capitale, in questi ultimi anni, si è infatti arricchita di nuovi monumenti, ha tentato la strada della modernità con importanti operazioni culturali quali, ad esempio, la Nuvola di Fuksas, le Torri e l'Auditorium di Piano, la teca dell'Ara Pacis di Meyer e il Maxxi della Hadid. Ma è la cultura, parte fondamentale dell’identità e della sopravvivenza fiscale italiana, a pagare caro il prezzo della crisi con la decisione dello Stato di dedicarvi meno dello 0,21% del suo bilancio. «Il problema è semplice - sottolinea Salvo Barrano, vicepresidente Associazione Nazionale Archeologi - da 12 o 13 anni almeno questo paese ha smesso di investire in cultura». «Gli investimenti sono assolutamente inadeguati - riconosce Matteo Orfini, responsabile Cultura e informazione del Pd - e la scelta del governo di ridurli ulteriormente è un'assurdità». L’eredità storica è ciò che rende Roma città d'arte per antonomasia, famosa in tutto il mondo grazie ai suoi celebri monumenti che, come si sa, necessitano di fondi per le indispensabili operazioni di manutenzione e restauro. Nel rispetto di un patrimonio storico e culturale che nessun’altra città possiede, ora è sempre più necessario un investimento per il presente ma sopratutto per il futuro del nostro, sempre meno storico, Paese.