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Luce, arte e architettura: Reykjavik si prepara a inaugurare il palazzo dell’Harpa
Data: 29.07.2010

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286 giorni, 6 ore, 45 minuti. Il countdown è già partito: obiettivo 4 maggio 2011. L’Islanda si rialza dopo la grave crisi economica del 2007 e lo fa ufficialmente, preparandosi all’evento inaugurale di quello che è già stato salutato come uno dei più imponenti e affascinanti edifici del paese dei ghiacci, sintesi perfetta tra arte e architettura: l’Harpa.
A imbarcarsi nella colossale impresa è stato un gruppo finanziario che opera sotto il nome di Portus e che, dopo il tracollo economico che lo aveva trascinato in bancarotta, è stato rilevato dalla città di Reykjavik e dallo Stato Islandese. Pensato per essere un elegante auditorium, l’edificio nasce dalla straordinaria creatività di due tra le firme più prestigiose dell’architettura dell’estremo Nord: Olafur Eliasson e Henning Larson. Catturata e riflessa dall’imponente superficie di vetro della facciata progettata da Eliasson, la luce crea suggestivi riflessi che quasi prendono vita nell’ampio spazio creato tra la parte in muratura la struttura in vetro che la racchiude e che ricorda molto le geometrie di un alveare.
I visitatori che dall’interno del monumentale edificio si soffermeranno ad ammirare il panorama del mare e del centro cittadino avranno la sensazione di guardare attraverso un paio di lenti colorate. Il segreto dell’universo magico che tra poco meno di un anno sarà lo scenario di concerti e convegni nazionali e internazionali risiede nella scelta di innovativi blocchi che, grazie alla struttura di metallo e vetro, si costituiscono come vere e proprie scatole trasparenti. Il risultato è una immensa superficie riflettente in grado di “interagire” con quella che gli artisti definiscono l’effimera luce islandese. Un tributo a quel vivere tra un momento di luce e l’altro, essenza più vera di un life-style tutto nordico.
Sulle finalità della monumentale opera il dibattito è comunque aperto e se Eliasson nel progettarla l’ha immaginata come un vero e proprio centro culturale dedicato alla comunità cittadina, gli islandesi non sembrano ancora avere una risposta unanime, d’altra parte nessuna o poche delle costruzioni della capitale possono reggere il confronto con l’Harpa. Per il momento sono ancora in corso i lavori di completamento del palazzo, ma c’è già chi, con sottile ironia, propone di non portare a compimento l’avveniristica architettura, lasciandola volutamente incompleta, ergendola quasi a monumento simbolo degli eccessi e dell’avidità del sistema economico drammaticamente collassato nel 2007. Su questo, però, l’attuale presidente della nuova Portus, Peter J. Eiriksson, non ha dubbi e ha già provveduto a replicare con fermezza, sottolineando come un simile gesto farebbe passare un messaggio di sconfitta: portare a termine il lavoro, invece, è un segno concreto di rinascita e vittoria. Ed è proprio di questo che il Paese ha bisogno.
In ogni caso la vera sfida arriverà tra un anno, quando il centro culturale dovrà diventare operativo a tutti gli effetti per recuperare gli investimenti iniziali e un budget operativo annuale di circa 1.5 miliardi di Corone, quasi 17 milioni di dollari. L’impresa richiederà un grande impegno, ma Eirikkson guarda con ottimismo al potenziale di iniziative congressuali e concertistiche in programma e scommette su un piano di ammortamento che punta sulla vendita dei biglietti per i 1.800 posti a sedere e sull’affitto di locali a uso commerciale previsti all’interno del complesso architettonico. Nel frattempo, dallo scorso 29 giugno, sul sito dell’Harpa un orologio digitale scandisce gli ultimi mesi di lavoro e crea attorno all’inaugurazione del 4 maggio un’aura di magia, la stessa che, a giudicare dalle prime immagini, aleggerà all’interno dell’auditorium.