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The Original Copy: Photography of Sculpture al MoMA di New York
Data: 27.07.2010

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Vai all'evento: The Original Copy: Photography of Sculpture, 1839 to Today

Vai alla sede: MoMA - The Museum of Modern Art


Dall'1 agosto fino all'1 novembre è possibile osservare al MoMA di New York la mostra dal titolo "The Original Copy: Photography of Sculpture, 1839 to Today", organizzata da Roxana Marcoci, curatrice del dipartimento fotografico del prestigioso museo newyorkese. L'esposizione propone una selezione di oltre trecento foto realizzate da un centinaio di artisti, tra cui spiccano fotografi e scultori, personalità che hanno radicalmente trasformato il linguaggio dell'arte nel corso dell'ultimo secolo e mezzo. La mostra è organizzata dal MoMA in occasione dei primi 170 anni di storia della fotografia. Era il 1839 infatti quando la fabbrica parigina Susse Frères produsse la prima macchina fotografica. Una volta terminato l'allestimento nella Grande Mela, la mostra sarà trasferita in Europa, alla Kunsthaus di Zurigo, a partire dal 25 febbraio fino al 15 maggio 2011. Il senso della mostra è racchiuso nel gioco di parole del titolo: "original copy". La copia è infatti un concetto alieno sia alla scultura d'autore che più in generale all'arte moderna, poiché nessun artista può replicare lo stesso manufatto ottenendo il medesimo risultato, ovviamente se si esclude l'utilizzo della serigrafia, del calco in gesso o delle tecnologie più avanzate di riproduzione; l'arte è sempre manifestazione di una bellezza imperfetta, ed è proprio quell'imperfezione che la rende unica. La fotografia, al contrario, riproduce fedelmente l'oggetto rappresentato, divenendo un utile supporto per gli scultori, che in passato la sfruttarono per approfondire la conoscenza del proprio modus artistico; ecco quindi spiegata la seconda parte del titolo della mostra: "Photography of Sculpture".

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Man Ray : Noire et blanche (Black and white). 1926 Gelatin silver print.The Museum of Modern Art, New York. Gift of James Thrall

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Sibylle Bergemann. Das Denkmal, East Berlin (The Monument, East Berlin). 1986. Gelatin silver print, 19 11/16 x 23 5/8" (50 x 60 cm). Sibylle Bergemann/Ostkreuz Agentur der Fotografen, Berlin. © 2010 Sibylle Bergemann/Ostkreuz Agentur der Fotografen, Berlin

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Bruce Nauman. Waxing Hot, from the portfolio Eleven Color Photographs. 1966–67/1970/2007. Inkjet print (originally chromogenic color print), 19 15/16 x 19 15/16" (50.6 x 50.6 cm). Museum of Contemporary Art, Chicago. Gerald S. Elliott Collection. © 2010 Bruce Nauman/Artists Rights Society (ARS), New York

Tra gli scatti più curiosi troviamo quelli realizzati da Eugène Atget, che immortala le creazioni del grande Auguste Rodin, e i ritratti fotografici di Constantin Brancusi alle proprie opere in marmo. La fotografia quindi sin dalla sua origine, seppure per scopi di catalogazione, si è interessata alla scultura. Roxana Marcoci arriva persino ad affermare che "La scultura è tra i primi soggetti a venire trattati dalla fotografia. Questo per molte ragioni, tra cui il desiderio di documentazione, il collezionismo, la promozione e la diffusione di opere che non sempre erano trasportabili". Le immagini riprodotte sostituiscono i classici bozzetti a matita che circolavano negli ambienti dell'arte, il dinamismo dello scatto fotografico è un'innovazione assoluta che in breve tempo coinvolge i diversi linguaggi artistici, tuttavia sarà il movimento surrealista e dadaista, negli anni '20, a concepire la fotografia come linguaggio autonomo, in grado di trasformare e di re-inventare la realtà, dando vita a un universo onirico e fantasioso che poggia su solide basi razionali. Il collages, l'assemblage, il fotomontaggio, a cui spesso ricorrono Man Ray, Herbert Bayer, Hans Bellmer, Hannah Höch, Johannes Theodor Baargeld, indicano l'avvento di una nuova stagione creativa, in cui la fotografia, e l'arte più in generale, non sono più esclusivamente legate all'idea di rappresentazione. Il percorso espositivo di "The Original Copy: Photography of Sculpture" è organizzato intorno a dieci moduli spaziali e inizia con immagini riconducibili ai primi anni della fotografia, in cui è possibile riconoscere scatti di alcune cattedrali francesi e del British Museum di Londra, si passa poi ai lavori fotografici di Rodin e Brancusi, per seguire negli anni '20 con l'esplosione del fenomeno Marcel Duchamp e della fotografia surrealista e dada. Una sezione molto importante è dedicata poi ad alcuni dei più conosciuti fotografi americani del XX secolo, i quali hanno basato il proprio lavoro su idee di monumentalità e plasticità, tra questi spiccano le figure di Walker Evans, Lee Friedlander, David Goldblatt e Robert Franks. Chiudono la mostra artisti contemporanei come Bruce Nauman, Rachel Harrison e Cyprien Gaillard, Charles Ray, Dennis Oppenheim, i quali combinano in maniera inestricabile il linguaggio della scultura e quello della fotografia, per cui lo scatto diventa sinonimo di “azione”, “performance”e “gesto creativo" avendo come trait d'union con le nuove forme espressive la ricerca basata sul corpo. L'aspetto più curioso della mostra è rappresentato dal fatto che la scultura e la fotografia hanno avuto una sorte opposta negli ultimi 150 anni. Quando parliamo di fotografia infatti tocchiamo una sfera che coinvolge l'arte in quanto il linguaggio quotidiano della contemporaneità: riviste, cartelloni pubblicitari, cinema, animazione, ne sono una continua testimonianza, mentre la scultura viene troppo spesso percepita come qualcosa di antico o di tramontato. E' questo uno di quei tanti casi che mette in luce come la storia dell'arte sia il frutto di stratificazioni di gusto, che determinano conseguenze non sempre prevedibili nel medio e nel lungo termine.