ArtKey Magazine | ArticoloDal PAN di Napoli alla Changing Role / Move Over Gallery. Arash Radpour e Alessandro Bulgini
Autore: Antonello Tolve
Data: 27.07.2010
Vai all'evento: ARASH RADPOUR - Surface Vai alla sede: PAN - Palazzo delle Arti di Napoli Gli artisti correlati: Arash Radpour, Alessandro Bulgini Legato ad una forma estetica che fa dell'erotismo il centro nucleare di un discorso che soppianta il luogo comune per produrre scenari piccanti e pungenti, armonici e delicati, cromaticamente squillanti e preziosi, il mondo fotografico proposto da Arash Radpour (Tehran, Iran – 1976) naviga, con disinvoltura, nei mari della comunicazione e della trasversalità linguistica per ingenerare formule iconiche che cristallizzano e sovrastoricizzano corpi ed occasioni. Facendo delle manovre pubblicitarie un punto cardinale del proprio lavoro (e penso particolarmente a tutte quelle immagini femminili in pose e in atmosfere un po' vivaci e fetish), Radpour manovra il proprio timone creativo nei golfi estetici della leggerezza e della purezza estrema per dar vita a riflessioni visive che, se da una parte assorbono i grandi personaggi del mondo cinematografico, dall'altra azionano un motore sui brani della seduzione per sintetizzare, all'interno di ogni singolo scatto fotografico, l'espressione ed l'emozione, la cifra fattuale e una sostanziale ineffabilità. Con la seconda tappa di Surface (progetto di mostra itinerante che ha toccato, tocca e toccherà tutti i vari festival del cinema organizzati in Italia) negli spazi del Pan – Palazzo delle Arti di Napoli, organizzata dalla Galleria Changing Role / Move Over Gallery di Guido e Alessandro Cabib l'artista attraversa undici personaggi noti ed ipernoti racchiudendone i volti in campi visivi ristretti che non lasciano spazio a oggetti, corpi, paesaggi e scenari per marcare l'importanza del volto, la sua attestazione che cortocircuita la fototessera per imprigionare il fruitore in un rapporto duale e frontale con il personaggio di turno ritratto. ![]() Arash Radpour, Khargoosh (self portrait), 2010, stampa gicleè su carta hahnemuhle, 1/5, cm 100x150, Pan – Palazzo delle Arti di Napoli, courtesy Changing Role, Napoli ![]() Arash Radpour, Surface, 2010, exhibition view, Pan – Palazzo delle Arti di Napoli, courtesy Changing Role, Napoli ![]() Alessandro Bulgini, Autoritratto rotante, 2010, courtesy Changing Role, Napoli Ewan Macgregor, Giorgia Wurth, Tinto Bras con il suo proverbaile sigaro, Vittorio Storaro, Bill Milner, Khargoosh (self portait), Abel Ferrara che nasconde il proprio volto tra le mani, Carlos Saura, Terry Gilliam, George A. Romero e Nicolas Cage. Sono questi gli undici ritratti in mostra che guardano o impediscono di essere guardati (Khargoosh è l'unica immagine in cui il volto è travestito e nascosto da una calza di nylon che metamorfosa in coniglio il volto originario). «I personaggi rappresentati fanno parte di un mondo patinato, fascinoso, estremamente trendy e per questo spinto al parossismo, idolatrato e mitizzato» (Martina Cavallarin). Dal dialogo con un passato reso attraverso la sua rarefazione nel presente e nell'attualità al rapporto stretto con formule visuali che raggiungono stadi linguistici d'una sensualità spinta oltre le regole del fashion, nella morbidezza carnale e nella delicatezza corporale, il lavoro di Arash Radpour trasforma i corpi in bellezze statuarie tese a compromettere il bello reale a favore di un piacere artificiale altamente poetico. Programmata sempre da Guido e Alessandro Cabib negli spazi della Galleria Changing Role / Move Over Gallery, anche la personale di Alessandro Bulgini (nato a Taranto nel 1962, vive e lavora a Torino) dedicata al numero cinque è un progetto che non cerca lo scandalo o il frastuono. Aziona, piuttosto, una riflessione sulla figura, sul corpo e sulle sue fragili e irrinunciabili storie. cin()que – questo il titolo della mostra curata da Alessandro Facente – ingenera un discorso libero da preconcetti per interrogare i territori della sospensione e dell'attesa, dell'interruzione e della rimozione e proiettare, infine, grazie ad una ritmica linguistica che elogia l'interferenza e l'interazione, una riduzione iconica smaliziata tesa, da una parte a stemperare le locuzioni cromatiche, dall'altra a creare un'arma ambigua, un modus operandi che inghiotte lo spettatore in una estensione interrogativa su quello che è stato e quello che sarà. È il ciclo lungo, la pista temperata sulla lunga distanza e sulla continuità ad essere, tuttavia, il binario estetico attorno al quale Alessandro Bulgini fa girare non solo le tessiture della seduzione e della storia, ma anche la cifra principale che organizza una severità compositiva volta a soppiantare e azzerare le cose in un purissimo buio nel quale rintracciare la matrice di un volto o di un nome. Leggi anche: http://www.teknemedia.net/pagine-gialle/gallerie/changing_role__move_over_gallery_napoli/dettaglio-mostra/41960.html |
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