ArtKey Magazine | Articolo1 euro per sostenere la cultura
Autore: Fulvio Chimento
Data: 27.07.2010
In tempi di grosse difficoltà finanziarie per il mondo della cultura italiana, da parte del sindacato dei lavoratori della Uil è arrivata un'idea destinata a far discutere. I musei italiani nel corso degli ultimi 12 mesi hanno ospitato circa 32 milioni di visitatori, tra questi oltre 18 milioni hanno usufruito della vigente normativa che prevede l'ingresso gratuito ai musei civici per alcune categorie: i minori, gli over 65, i militari, i giornalisti. In sostanza più della metà dei biglietti staccati per la Galleria Borghese, i Musei Capitolini, gli Uffizi, gli scavi di Pompei, il Colosseo, Palazzo Reale a Napoli, la Reggia di Caserta e altri importanti Istituti non hanno garantito entrate nelle casse dello Stato. La proposta è quella di far pagare 1 euro a chi gode attualmente del privilegio di gratuità, il conseguente gettito economico potrebbe garantire l'impiego di molti potenziali lavoratori: 2.500 contratti a tre mesi, oppure 1.850 a quattro mesi, 1.230 a sei mesi e 600 a un anno. Gianfranco Cerasoli, il segretario generale della Uil lancia una doppia proposta: "Per tenere aperti i musei 11 ore al giorno senza pause, come ora, occorrono almeno 12.000 persone e oggi ne abbiamo in servizio meno di 8.000. Da qui il progetto di lanciare gli "stagionali della cultura", da una parte, e la carta prepagata, dall'altra, per sveltire le file e destinare il personale delle biglietterie alla vigilanza vera e propria". Secondo l'unione sindacale questo potrebbe essere un modo per rilanciare l'offerta culturale a livello nazionale, in quanto garantirebbe tutti i giorni dell'anno l'apertura no stop delle sedi museali. Un dato sconcertante infatti, al di là di poche realtà, è che la maggior parte dei musei italiani è costretta a rimanere aperta con orario part-time, poiché le istituzioni non sono in grado di garantire la retribuzione al personale di sala. ![]() Galleria degli Uffizi, Firenze Immediata è arrivata la risposta da parte di Mauro Vergari di Adiconsum: "Così rischiamo di allontanare i ragazzi e gli anziani dalla cultura e aggiungiamo un'altra odiosa tassa". L'alto numero di non paganti, infatti, deve essere considerato un elemento positivo: si va al museo proprio perché è gratis, garantendo soprattutto ai più piccoli la possibilità di misurarsi con il patrimonio artistico. E' noto infatti che difficilmente si diventa degli abituali frequentatori di esposizioni in età adulta, se non si è stati accompagnati a visitare un museo almeno una volta da bambini. Vergari considera dunque una finalità sociale il libero accesso all'arte e alla cultura, e non uno spreco monetizzabile, sottolineando come l'esenzione sia una scelta condivisa a livello europeo, e che addirittura in altre nazioni coinvolge fasce ancora più ampie di popolazione. La sensazione è che nel caso specifico Uil e Adiconsum siano impegnate in una bagarre sterile che affonda le sue radici in un tema d'attualità che non può più essere sottovalutato: come intende comportarsi lo Stato italiano nei confronti dei suoi cittadini laureati in materie umanistiche? Le Istituzioni, in primis il Ministero dei Beni Culturali, dovrebbero avvertire autonomamente l'esigenza di rilanciare uno dei suoi settori strategici e in prospettiva più redditizi. A Gianfranco Cerasoli va comunque riconosciuto il merito di sollevare un serio problema, ma la cifra da lui indicata, 18-20 milioni di euro, sarebbe solo un tappabuchi e non un modo per risolvere una situazione a dir poco drammatica. La stessa cifra sta per essere stanziata dallo Stato italiano per l'approvazione in Finanziaria della "mini-naja", voluta dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa, che permetterà ai maggiorenni di fare per tre settimane l'esperienza della leva militare, proprio ora che non è più obbligatoria. Questo dato sottolinea come non siano le risorse economiche a mancare, ma la volontà politica di un serio impegno verso le tematiche culturali. Se l'Italia spendesse in ricerca e cultura gli stessi soldi che impiega in armamenti e spedizioni belliche, ora forse parleremmo di un'altra nazione, in cui gli inoccupati avrebbero, per lo meno, un livello culturale più basso. E' infatti deprimente pensare di dover assumere ragazzi e ragazze laureati per esperienze lavorative trimestrali, creando di fatto dei nuovi precari, a discapito di giovani e di anziani come proposto da Gianfranco Cerasoli, quando dovrebbe essere lo Stato a valorizzare se stesso attraverso il proprio patrimonio di saperi. In copertina: Reggia di Caserta e giardino |
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