ArtKey Magazine | ArticoloFederalismo demaniale: vantaggio economico o zavorra finanziaria per gli enti locali?
Autore: Chiara Miglietta
Data: 23.07.2010
Mentre il mondo politico annaspa tra stampa e magistratura, tra malefatte scoperchiate, inutili diatribe estive, continui rinvii, nuove logge e il rischio intercettazioni, la cultura scende all’ultimo posto in classifica. L’idea di bene culturale perde la sua valenza storica ed educativa e prende valore, o meglio perde valore. La cultura non produce, la cultura non è “operaia” e nell’indifferenza generale, per fortuna la stampa fa sentire la sua voce autorevole. Tra le polemiche dovute a tagli di fondi e limiti finanziari si inserisce il decreto legislativo del 28 maggio 2010 n.85 “Attribuzione a Comuni e Province, Città metropolitane e Regioni di un proprio patrimonio ai sensi della Legge 5 maggio 2009 n.42” in materia di Federalismo Demaniale. Sarà nei prossimi giorni che l’Agenzia del Demanio diretta dal 2008 da Maurizio Prato manager Iri prima e presidente di Alitalia poi, fornirà un elenco dettagliato e ufficiale dei beni dello Stato che potrebbero andare in mano alle autonomie. Intanto il Governo, rispettando l’art.2 del decreto ha già stilato una prima lista dei possibili beni da trasferire agli enti locali. Si va dalle Tofane, una delle maggiori attrazioni turistiche delle Dolomiti, ai palazzi storici come il Museo di Villa Giulia di Roma, dal Palazzo dei Normanni a Palermo al Castello di Vigevano. Vi è anche il fabbricato del cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti e l’intero idroscalo di Ostia dove morì Pier Paolo Pasolini. Nella lista sono compresi fari, ferrovie, campi profughi, isole, spiagge, ed ex caserme, e non solo ex. La manovra si inserisce nel Federalismo Fiscale che il ministro Tremonti definisce “rigorosa ma necessaria” e prevede il passaggio “a titolo non oneroso” dei beni, dallo Stato alle autonomie locali “secondo i criteri di territorialità, capacità finanziaria, correlazione con competenze e funzioni, nonché valorizzazione ambientale”. Ovviamente le polemiche non sono mancate. Il dibattito tra la Lega e l’opposizione s’infuoca, ma questa volta a rendere atipico il botta e risposta è la confusione dei ruoli, non più una presa di posizione partitica ma, questa volta distinta da un sentimento locale e territoriale. "Roma è il primo laboratorio del Federalismo Demaniale. Utilizzare territori, aree è l'ultima grande occasione perché la città storica possa essere luogo di sviluppo ed equilibrio". Così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, interviene sull’argomento. "Siamo i primi -sottolinea- che hanno firmato un protocollo con il ministro La Russa e abbiamo acquisito 15 aree demaniali. Si tratta -conclude- delle cosiddette caserme dismesse". Ma siamo sicuri che siano solo quelle dismesse? Dovremmo verificare quanti militari sono ancora in servizio nella caserma Ruffo di Via Tiburtina protagonista del progetto urbanistico di Pietralata. L’onorevole ha più volte sostenuto che si tratta di “una grande opportunità per Roma”. Quanto all’Idroscalo, l’area «sarà riqualificata e il suo utilizzo avrà carattere ambientale e paesaggistico». Il presidente del Veneto, il leghista Luca Zaia, afferma:”Stiamo andando nella direzione giusta” mentre il resto del carroccio sostiene, da sempre, il Federalismo come l’unica soluzione. Ma l’opposizione ha molto da ridire. Il portavoce dei Verdi Angelo Bonelli definisce il Federalismo Demaniale come una “grande porcata ai danni degli italiani” e prosegue “dietro questa alienazione di beni si nasconde la più grande operazione edilizia ed immobiliare della storia della Repubblica italiana”, ma non solo. Sottolinea a gran voce la disparità tra nord e sud. Il 50% del patrimonio trasferibile è concentrato al Nord e il 27% nel Lazio. In contrasto con quanto sostenuto dai Verdi, Antonio Di Pietro afferma che “se applicata bene, questa Riforma Demaniale, permette di avere un vantaggio economico, e non un costo”. L’avv. Nicola Grasso, professore associato di Legislazione e Diritto dei Beni Culturali presso la Facoltà di Beni Culturali dell’Università del Salento, interpellato per un’analisi apolitica sulle conseguenze di tale provvedimento, sostiene che in teoria la manovra consiste in un mero passaggio di proprietà, quindi i vincoli paesaggistici e di tutela dovrebbero essere rispettati anche dagli enti territoriali. Ma le conseguenze possono essere molteplici e poco prevedibili. Bisognerebbe valutare le casse comunali e le capacità gestionali per esempio. Alcuni beni potrebbero risultare delle zavorre fiscali per i comuni che sono già gravemente affaticati da spese pubbliche e deficit finanziari e sanitari. Comuni e Regioni possono acquisire questi beni a titolo gratuito se sono in grado di valorizzarli. Può significare trarne vantaggio rendendoli accessibili, fruibili, sottraendoli all’abbandono o all’incuria. Ma non si può escludere l’alienazione dei beni, cioè la vendita, con la condizione che gli introiti vadano ad alleggerire il debito pubblico. Bisognerà aspettare settembre per verificare la risposta di comuni, province e regioni per avere un riscontro dettagliato sull’argomento, ma non basterà la fine dell’estate per iniziare a valutare gli eventuali vantaggi o svantaggi di tale provvedimento. |
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