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Hans Haacke: “Show and tell”
Data: 23.07.2010

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Vai all'evento: XVI Corso Superiore di Arti Visive: Conferenza di Hans Haacke

Vai alla sede: Fondazione Antonio Ratti - Villa Sucota

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“Non ho intenzione di parlare sotto forma di manifesto. Farò ciò che gli artisti fanno: mostrerò e parlerò”. Così dà inizio al suo intervento Hans Haacke alla conferenza intitolata, appunto, “Show and Tell”, tenuta l'1 luglio in occasione della XVI edizione del Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti. Un excursus sul suo percorso artistico che prende avvio dai primi lavori sui processi fisici e biologici, come “Condensation Cube” (1963-65), fino al progetto per il Reichstag (2000-in progress), passando per il Padiglione Tedesco della Biennale di Venezia del 1993 e per alcuni dei molti interventi con cui ha indagato, nell'arco di quarant'anni, questioni politiche, economiche e sociali.

“Di ‘Condensation cube’ mi interessava ciò che fa l'acqua: si condensa e forma goccioline che vanno verso il basso. Mi colpisce, dell'opera, il processo fisico, come un cubo risponde ai cambiamenti fisici dell'ambiente circostante”. Processi fisici che Haacke dice essere collegati, a posteriori, a esperienze vissute, così come nel caso delle fotografie scattate dall'artista dietro le quinte del mondo dell'arte, concentrando l'attenzione su scene di interesse antropologico.

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Hans Haacke, Condensation cube, Acylic plastic, water, 1963-1965, © Hans Haacke/VG Bild-Kunst

Ed è proprio una fotografia realizzata lo scorso novembre nello spazio espositivo X Inixiative di New York, ripreso con le finestre aperte, di cui si serve Haacke per enucleare un punto fondante della sua poetica: “In nessuno spazio d'arte si possono tenere le finestre aperte, nessuno permetterebbe di farlo, per un discorso di sicurezza. Bisogna aprire gli spazi dell'arte al mondo esterno, in modo da coinvolgere ciò che sta fuori, per garantire più trasparenza. Il mondo dell'arte non è proprio a sé, non ci sono veri e propri confini”. Aprire le finestre, in senso sia fisico sia metaforico, prendere il mondo dello spazio esterno e portarlo in quello dell'arte. L'ha fatto per la prima volta nel 1969 alla Kunsthalle  di Dusseldorf con l'opera “News”, esposta anche al Jewish Museum, in una versione riadattata, nel 1970: da telescriventi venivano trasmesse le varie agenzie di stampa, “il foglio mano a mano che scorreva andava sul pavimento. Il mondo esterno penetrava”, dice Haacke. In un momento in cui, alla fine degli anni sessanta, la pace era messa in seria discussione: nella guerra del Vietnam gli Stati Uniti erano arrivati a impegnare ben 550.000 soldati.

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Hans Haacke, GERMANIA, Biennale di Venezia, 1993, Photo: Roman Mensing, © Hans Haacke/VG Bild-Kunst

Un altro chiaro intervento socio-politico realizzato negli stessi anni è “MOMA Poll” (1970). Haacke ha realizzato diversi lavori basati sul sondaggio rivolto ai visitatori delle sue mostre, e in questo caso la domanda posta dall'artista era: “Would the fact that Governor Rockefeller has not denounced President Nixon's Indochina Policy be a reason for you not voting for him in November?". I questionari compilati andavano imbucati in uno dei due box trasparenti che costituivano l'installazione, uno per il “no” e uno per il “sì”, risultando quest'ultimo, a fine mostra, riempito per il doppio. Con l'installazione, Haacke attaccava quindi uno dei vertici dell'istituzione museale, Nelson Rockfeller, che a quel tempo era uno dei membri del consiglio di amministrazione del MoMA e, contemporaneamente, stava organizzando la corsa per la presidenza degli Stati Uniti. Sempre al MoMa, Haacke ha realizzato un altro lavoro basato sul sondaggio tra i visitatori del museo, che poi ha ripetuto al Guggenheim per la mostra del 1971 (annullata dal direttore in prossimità dell'apertura): “Si trattava di dieci domande relative all'età, al sesso, allo stato di famiglia, alla formazione scolastica, alla religione, eccetera e c'erano anche dieci domande su questioni politico-sociali allora molto attuali. (...) I visitatori potevano così vedere loro stessi, stavano lavorando a una sorta di autoritratto. Potevano dare l'idea di chi fossero, a quale fetta di società appartengono”.

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Hans Haacke, DER BEVÖLKERUNG, 2000 - ongoing, Photo-Stefan Muêller, © Hans Haacke/VG Bild-Kunst

Tra i lavori più recenti Haacke ha mostrato “The Invisible Hand of The Market” (2009, X Initiative, New York), il cui richiamo è esplicitamente all'economista Adam Smith: “C'è una mano che si muove, che si agita verso di voi. Potete interpretarla come volete. La frase si riferisce al fatto che la borsa, il mercato dei capitali, possano autoregolarsi. È una sorta di credo religioso, il capitalismo dice: 'Andrà tutto bene!'. La mano funziona un po' come un metronomo, che dice: 'Ciao!', 'Arrivederci!'. Oppure, 'Non fidatevi!'?”. L'interpretazione è lasciata al pubblico.

Un progetto in divenire è quello che Haacke mostrerà attraverso alcune fotografie nella sua personale che inaugurerà martedì 20 luglio all'ex chiesa di San Francesco a Como: “DER BEVÖLKERUNG” (Alla popolazione). Il progetto, iniziato nel 2000, è centrato sulla convivenza tra etnie, una problematica che sta particolarmente a cuore all'artista. Esso riguarda il Reichstag, sede del parlamento tedesco, la cui facciata, simbolo dell'Impero, reca la scritta “Dem deutschen volke”, ovvero “Al popolo tedesco”. Una scritta a cui Haacke impone un rovesciamento, sostituendo popolo con popolazione, riferendosi quindi a tutte le persone che vivono nel paese, e non al solo popolo tedesco: “È un discorso sull'essere cittadino tedesco: se non hai i genitori tedeschi, non lo sei. Il 10% non lo è. Volevo che tutti potessero essere tedeschi, perché le leggi, comunque, valgono per tutti”. Il progetto proposto da Haacke ha previsto la creazione di un giardino nel cortile nord del Reichstag costituito da zolle di terra portate dai membri del Bundestag dal loro collegio elettorale e, al centro del giardino, la scritta “Der Bevolkerung”. Alla proposta del progetto è seguito un acceso dibattito in parlamento che, alla fine, l'ha approvata a maggioranza (ottenuta per soli due voti). La scritta che Haacke ha realizzato, ricoperta parzialmente dalla vegetazione cresciuta incolta dai semi portati lì dal vento, si vede da tutti i piani del palazzo. E in una fotografia mostrata dall'artista è ritratto, tra le altre piante, un fiorellino blu, così denso di significato nella letteratura tedesca.

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Hans Haacke, News, 1969, Software Show, Jewish Museum, 1970, © Hans Haacke/VG Bild-Kunst

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Hans Haacke, MOMA Poll, 1970, Museum of Modern Art, © Hans Haacke/VG Bild-Kunst

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Hans Haacke, Ritratto

In copertina: Hans Haacke, The Invisible Hand of The Market, 2009, installation view at X Initiative, New YorkCourtesy the artist and X InitiativePhoto: Tom Powel, © Hans Haacke/VG Bild-Kunst