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Italia effetto domino – Cultura e Ricerca a Torino perdono il 5 per mille
Data: 12.07.2010

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La crisi culturale che attanaglia la nazione Italiana, capeggiata da cattiva politica e da crisi economica, sembra essere già sfociata in una sorta di annichilimento collettivo, in un bavaglio – per utilizzare termini più attuali – che annienta la parola, toglie il respiro e uccide sviluppo e ricerca. I tagli ai finanziamenti pubblici per la cultura e lo spettacolo, per l'università e la ricerca, non si limitano a far crollare il sistema culturale italiano, ma sembrano aver prodotto una sorta di effetto domino”: piccole pedine cadono una ad una, in un tonfo sordo, in un grido che fa da eco al malcontento generale, che dall'arte giunge alle bocche della medicina e della scienza, e che non riesce più a trovare ascolto nemmeno nell'opinione pubblica. E' quello che, come spiega il rettore dell'Università di Torino Enrico Pezza, e come racconta Andrea Rossi sul portale on-line del quotidiano La Stampa il 26 Giugno 2010, accade al 5 per mille e al denaro pubblico investito nei settori già elencati. Se nel 2007 quasi 7 mila contribuenti torinesi decisero di devolvere il loro cinque per mille all'Università di Torino oggi, tale tendenza, si è drasticamente invertita. I donatori sono scesi a 4 mila e l'istituto universitario ha perso ben 130 mila euro. Un comportamento che per adesso sembra andare controtendenza rispetto al resto della popolazione italiana, i cui contributi sono riusciti a tamponare i buchi neri creati dai tagli ai finanziamenti pubblici. Intanto la forza culturale e il prestigio di un'intera città rischiano di cadere nel baratro: il Politecnico di Torino ha perso un terzo dei suoi donatori, l'istituto zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta (con sede nella stessa città di Torino) negli ultimi quattro anni ha visto i suoi fondi dimezzati, e perfino la Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro è scesa dai 4,2 milioni in euro di contributi a 3,9 milioni.
Se è il campo della salute, della medicina, del progresso scientifico a
essere attaccato, evidentemente il mondo dell’arte e dello spettacolo non potrà che boccheggiare. Questa la situazione individuata da Andrea Rossi: il Teatro Regio di Torino ha perso più di 50 mila euro di contributi, la fondazione dei Musei di Torino e la fondazione Museo delle antichità Egizie quasi la metà, infine, sull’orlo del ridicolo, il Teatro Stabile nel 2008 ha avuto solo 4 donatori, per un totale di 317 euro. Ma che fine hanno fatto i contributi dei cittadini torinesi? Sempre Rossi spiega come i cittadini si siano indirizzati verso gli enti che si dedicano al volontariato. Un segnale che andrebbe interpretato, analizzato e commentato e di cui, in questa sede, non si può che prendere coscienza. Se l'istruzione decade inesorabilmente e la libertà non è più una parola così scontata, se la crisi e i continui tagli operati dal governo attaccano tanto la sfera pubblica quanto la micro-sfera del vissuto personale e quotidiano, il bisogno di una reazione da parte dell'intero mondo culturale sembra necessaria e impellente. Per una cultura che cerchi di farsi amare dai cittadini e riesca a far comprendere, ora più che mai, la sua fondamentale importanza, il suo essere fulcro di un'intera città, di un'intera nazione. In fondo non è questa stessa importanza che qualcuno, dall'alto, ha deciso gradualmente di distruggere e mascherare?