ArtKey Magazine | ArticoloAlan Rankle, Kirsten Reynolds alla Fondazione Stelline
Autore: Emanuele Beluffi
Data: 24.03.2010
Vai all'evento: ALAN RANKLE | KIRSTEN REYNOLDS Vai alla sede: Fondazione Stelline Gli artisti correlati: Alan Rankle, Kirsten Reynolds ALAN RANKLE - Selected Works. Opere 1992-2009 KIRSTEN REYNOLDS & ALAN RANKLE - On the Edge of Wrong Gli spazi espositivi della Fondazione Stelline di Milano presentano una bipersonale degli artisti inglesi Alan Rankle (Oldham, 1952) e Kirsten Reynolds (Macclesfield, 1968), rispettivamente una retrospettiva con dipinti realizzati fra il 1992 e il 2009 (Alan Rankle - Selected Works. 1992-2009) e un progetto realizzato a quattro mani (Alan Rankle & Kirsten Reynolds - On the Edge of Wrong), con olii su tela, fotografie e un video. Questa mostra di ampio respiro documenta al contempo l’evoluzione artistica e concettuale di Alan Rankle e gli esiti derivanti dalla sua collaborazione con Kirsten Reynolds, che si rinnoverà in una versione ancor più ricca in occasione della prossima mostra a Roma, presso la First Gallery dal 16 aprile al 29 maggio. Se Rankle rinnova la pittura di paesaggio dei van Ruisdael, Constable e Turner con personalissimi accenti all’interno di ampie campiture di colore che azzerano i dettagli di vedute naturali informi e rarefatte, Reynolds esplora il mezzo espressivo della luce per creare sorte di disegni di luce, immagini fotografiche in cui ambientazioni silvane immerse nel buio della notte sono attraversate da perturbanti tracciati luminosi che ammantano questi scenari boschivi di un climax fiabesco e allucinato. Entrambi i percorsi di ricerca prendono la forma di un’antropologia filosofica che parla il linguaggio dell’arte visiva, in cui sono potentemente espresse suggestioni del mondo magico e un modello esplicativo della Natura d’impostazione spirituale. On the Edge of Wrong è infatti il risultato di un vero e proprio sodalizio artistico, in cui le rispettive cifre stilistiche si armonizzano in una sorta di continuum nell’opera di Reynolds e Rankle, anche compenetrandosi nella vivida contaminazione, come nel caso dei lavori realizzati a quattro mani: il risultato è la creazione di rappresentazioni di paesaggio votate all’annessione e al contagio reciproci, in cui le vedute stranianti di Rankle ricevono l’influsso magico delle tavole luminose di Reynolds, dando forma e sostanza a una cifra estetica, quella di Rankle, che è già di per sè un attraversamento di stili e culture diversi e a una ricerca artistica, quella di Reynolds, anch’essa votata alla contaminazione: una sinestesia estetica occasionata dalla stimolazione sensoriale. Il risultato è, appunto, una moltitudine di approcci, intellettuali e di ordine sensibile, che fanno compiere al pensiero incredibili scorribande nella storia dell’arte, dal vedutismo imperfetto d’un Turner a vaghi accenni informali à la Mathieu, soprattutto per quelle linee di luce derivanti dalle tavole luminose di Reynolds pittoricamente annesse alle tele di Rankle, come se ivi nascessero per partenogenesi. ![]() Kirsten Reynolds, Electro Rising 2010 ![]() Alan Rankle, Hebden Water full ![]() Kirsten Reynolds Electro Dicevamo dell’antropologia filosofica che informa di sè il retroterra concettuale di questo sodalizio artistico. Il progetto On the Edge of Wrong sembra incline all’influsso romantico, in modo particolare a quella fascinazione per la Natura che ha alimentato la temperie spirituale del Romanticismo inglese e tedesco. Era la riconsiderazione della Natura nel suo concetto originario di Phisis, come totalità organizzata e sussistente, dinamica e vitale, intrinsecamente spirituale e posta in intima connessione con l’essere umano. Una malia che avrebbe ispirato artisti, scrittori e pensatori. Ma la poetica di Alan Rankle a Kirsten Reynolds rinnova la luce di queste recondite armonie, potenziando il sentimento romantico della Natura di un’intensità che è diretta espressione dei media della contemporaneità, realizzando una cavalcata nei secoli della tradizione paesaggistica e favorendone al contempo una reinvenzione attraverso rappresentazioni proteiformi e metamorfiche. |
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