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A New Silk Road: Kasmalieva e Djumaliev alla galleria Impronte fino al 6 marzo
Data: 28.02.2010


Vai all'evento: Gulnara Kasmalieva | Muratbek Djumaliev - Una Nuova Via della Seta

Vai alla sede: Impronte Contemporary Art

Gli artisti correlati: Muratbek Djumaliev, Gulnara Kasmalieva


Una video installazione su cinque canali accoglie lo spettatore e lo immerge in un viaggio polveroso, dove paesaggi, volti, atmosfere e musica raccontano, con taglio documentaristico, un paese lontano. Le immagini, accompagnate da un malinconico canto popolare, si susseguono, come un rito antico, seguendo gesti che parlano di una modernità fatta di ferraglia arrugginita e vecchi camion, di abiti a poco prezzo che diventano bene prezioso: ecco oggi la Via della Seta.

La Galleria Impronte Contemporary Art conclude il suo ciclo dedicato ai paesi dell’Asia Centrale con la mostra personale di Gulnara Kasmalieva e Muratbek Djumaliev: “Una Nuova Via della Seta: Algoritmo di speranza e sopravvivenza” è un viaggio alla scoperta di un Paese, il Kirghizistan, un tempo via della seta, la strada che vedeva transitare dall’Oriente sete e preziosi e che consentiva ai diversi paesi di quell’area di essere riforniti di cibi e merci.

L’effetto sinestetico creato dagli artisti attraverso la proiezione del video che occupa l’intera sala principale ci consente di entrare in contatto ravvicinato con un paese e i suoi abitanti, soffermandosi sui gesti semplici, i giochi e gli sguardi dei bambini, le strade mezze divelte dove vecchi camion di età sovietica sfilano come in una inesorabile e malinconica processione. I camion carichi di ferro e altri pezzi di scarto sono diretti verso la Cina, dove verranno scambiati con abiti di poco prezzo: la ferraglia, ricavato dallo smantellamento di vecchi edifici, è il simbolo di un paese che vuole trasformare il suo volto lasciandosi alle spalle il passato, l’era sovietica. È stata infatti proprio la caduta della cortina di ferro a ripristinare l’antica via, un tempo crocevia di floridi scambi commerciali tra Cina e Mediterraneo, oggi simbolo del grande divario tra Oriente e Occidente.

Le immagini che accompagnano l’installazione “A New Silk Road”, raccontano nel dettaglio le varie fasi del viaggio, soffermandosi sui particolari, sui volti, sulle situazioni, spesso ironiche e surreali, dando vita a un vero e proprio spaccato su un mondo che accoglie in sé infinite problematiche e contraddizioni.

Ogni immagine conserva la sua autonomia, catturando l’attenzione dello spettatore con una disarmante semplicità: una tenda nomade che funge da albergo; una donna in posa con manichini antropomorfi vestiti con coloratissimi abiti di fattura cinese; lo scorcio di un giardinetto pubblico dove fa bella mostra di sé una statua mutilata di Lenin. E ancora: le vecchie carovane e i camion, simbolo di un’archeologia sovietica che ha spezzato, per più di quarant’anni, il legame tra i paesi dell’Asia Centrale e il resto del mondo, e che oggi sono simbolo di una barriera che può essere superata. Forse proprio con l’arte.

Un altro video, al piano terra della galleria, completa il “nostro” viaggio: “Spring” contrappone la conosciutissima “Primavera” di Vivaldi, simbolo dell’ Occidente, con le immagini di una discarica della città di Biskek, capitale della Kirghizistan: mentre bambini e giovanissimi raccolgono i rifiuti, l’orchestra della città suona le note vivaldiane, tra fumi maleodoranti e cumuli di spazzatura: è il grido disperato della natura, è il progresso che, nel suo cammino, spesso dimentica uomini e paesaggio, lasciando dietro solo macerie.

L’atmosfera lunare e profondamente desolata contrasta fortemente con la poetica bellezza della musica e con l’eleganza dei musicisti, intenti a suonare in abito da sera. Anche in questo caso, il video è accompagnato da straordinarie immagini che condensano, in pochi, essenziali elementi, il passato e il presente di una terra, di un popolo. Il futuro è lasciato agli occhi dei bambini che guardano, ansiosi, al domani.