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Arte Fiera a Bologna : Spazio ai giovani galleristi italiani
Data: 08.02.2010

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Astri nascenti del panorama artistico e culturale del nuovo decennio, le giovani gallerie italiane nate, grossomodo, tra il 2003 e il 2008, presentano un ventaglio di strategie che fanno i conti con il nuovo gusto dominante aperto, questo, a contrade stilistiche plurivoche o a poetiche che levigano il passato per proiettarsi verso il futuro.

Muniti di scuderie sempre più consolidate, i nuovi spazi dell'arte (nel fare spazio parla e si cela un accadere suggeriva Heidegger in tempi non sospetti) propongono e assorbono artisti di ultimissima generazione – nati, a parte qualche eccezione, tra gli anni Settanta e Ottanta del secondo Novecento – per mostrare gli andamenti estetici dell'attualità e puntare l'indice verso un avvenire glorioso, in continua formazione e trasformazione. Attraversando l'arte e l'artefatto – per dirla con Maldonado che, proprio di recente, ha pubblicato un notevole dialogo tenuto con Hans Ulrich Obrist – il Padiglione 18 di Arte Fiera a Bologna concentra, lungo una stessa estensione territoriale, una mappa di Young Galleries che si pone, ora, come occasione per una riflessione, inevitabilmente frammentaria e semplificante, dedicata a queste nuove leve. Le leve di una sensibilità artistica che fa i conti giornalmente non solo con il presente dell'arte, ma anche con le varie difficoltà che si incontrano nel portare avanti un programma rischioso che punta, sempre, alla costruzione del nuovo. Giuseppe Alleruzzo, Federico Bianchi, Ilaria Barbieri Marchi, Walter Ceresa e William Figliola, Nina Colantoni e Ludovica Lumer, Riccardo Crespi e Maria Francesca Saibene, Paolo Maria Deanesi. E poi, seguendo un ordine alfabetico, Tiziana Di Caro, Manuela Esposito e Marco Izzolino, Corrado Gugliotta, Fabio Ianniello e Monica De Sario, Jacopo Jarach, Ori Kafri e Martina Stoppioni. E ancora, Federico Luger, Marco Mango, Francesco Pantaleone e Francesco Giordano, Armando Porcaro e Fabrizio Del Signore, Allegra Ravizza, Federica Schiavo, Nadia Stepanova, Fabio Tiboni, Alberto Matteo Torri e Aronne Geminian, Sara Zanin. Sono loro le nuove leve del gusto (e il gallerista, lo sappiamo, costruisce gusto e struttura tendenze) che affiancano, in Italia – circoscrivendo l'analisi appunto, al paesaggio nazionale –, gli spazi di Alfonso Artiaco, Massimo De Carlo, Massimo Minini, Stefania Miscetti, Giorgio Persano, Lia Rumma, Gian Enzo Sperone o Christian Stein – volendo citare soltanto un piccolo ventaglio di nomi e spazi ormai storici e consolidati –, per portare avanti il repertorio di forme e figure dell'attività artistica, per scrivere e descrivere le nuove tendenze e per creare, infine, una pagina sensibile dei nuovi movimenti dell'arte e della critica.


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Julieta Aranda, This is not the proper time for ghost stories, 2009, digital print on mirror, 2 of indefinite – each next edition is 5 % smaller, 180,5 x 120,6 cm, courtesy 1/9 unosunove arte contemporanea, Roma.


Anche se inserita tra le giovani gallerie nazionali, 1/9 unosunove arte contemporanea di Roma – il cui nome fa da viatico all'interesse che lo spazio nutre per il multiplo e per la riproducibilità tecnica dell'opera (Benjamin) – è un marchio di garanzia nello scenario artistico d'oggi. Con uno sguardo rivolto e aperto ad ogni forma di attualità legata alla comunione tra saperi diversi, Fabio Ianniello e Monica De Sario propongono, difatti, sin dal 2005 (anno di nascita della galleria), un box di primissimo ordine in cui è possibile ritrovare il formidabile lavoro di Julieta Aranda (Ciudad de Mexico – Mex, 1975) che trasforma il fuggitivo il contingente e il transitorio della notizia in comunicazione sovratemporale per soggettivizzare la durata e gustarne lo scorrere attraverso un'inclinazione estetica che fa i conti con il proprio vissuto. Tuttavia, a marcare il territorio 1/9 ci sono anche le esuberanti alchimie floreali di Carla Mattii (Fermo – It, 1971), le venature postconcettuali di Conrad Ventur (Seattle – Wa, 1977) o l'andamento tautologico e l'interesse per le scienze naturali nutrito da Jamie Shovlin (Leicester – Uk, 1978). Dallo sguardo sulle culture metropolitane offerto da Albert Pinya (Palma de Mallorca – E, 1985) con i suoi lavori grafici, alle suadenti sculture sonore di Sergio Limonta (Lecco – It, 1972), per giungere, poi, agli assemblaggi cromatici di Lucia Leuci (Bisceglie – It, 1977) e alle visioni transmetropolitane di Jason W. Jagel (Boston – Ma, 1971), il lavoro della ATM di Torri & Geminian di Milano presenta, dalla propria angolazione, un palinsesto di attori creativi che percorre linee di fuga legate ad un filo sottile che oscilla tra la regola e il caso privilegiando, nell'insieme, la leggerezza dell'остранение (ostranenie).

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Katja Loher, 2009, veduta della mostra, photo © Mimmo Di Caro, courtesy Galleria Tiziana Di Caro, Salerno


Altrettanto brillante, il lavoro proposto da Tiziana Di Caro a Salerno – città che rima d'eterno ha suggerito Alfonso Gatto in un celebre componimento poetico – propone un camaleontismo strutturale e un metodo trasformazionale: atto cioè a ripiegarsi e rigenerarsi continuamente sotto le parabole poetiche dell’artista invitato ad esporre. Spazio dinamico e intelligente, la sua Galleria, aperta nel 2008 in un palazzo storico di via Botteghelle (55), è luogo poliedrico in cui Innen und Aussen (Freud), dentro e fuori, aperto e chiuso, vivono un profondo rapporto intercomunicativo. L'impatto teorico di Meris Angioletti (Bergamo – It, 1977) che costruisce una geografia di relazioni parallele sui saperi. Susie J. Lee (Hershey – Pa, 1971) artista poliedrica che fa della biotecnologia (e della scienza in generale) il primus movens del proprio discorso estetico, Nicolás Pallavicini (Buenos Aires, Ar – 1976) la cui pittura strappa la pelle alla realtà con eleganza concettuale, Katja Loher (Zurich – Ch, 1979), ancora, le cui videosculture coniugano sotto uno stesso manto visivo linguaggi di diversa natura. Elegante, acuta e precisa, la scuderia Di Caro offre un terreno visuale che si avvale di artisti che intersecano il materiale scientifico ad un lavoro riflessivo teso, questo, a lambiccare e rigenerare gli statuti della realtà.

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Domenico Piccolo, ABU DIS 10, 2007, acrilico e olio su carta fotografica, 135x75 cm, courtesy Federico Bianchi Contemporary Art, Lecco

Nello spazio di Federico Bianchi, nato nel 2006 a Lecco, al numero 2 di Piazza Marconi (con una succursale anche a Milano, in via Imbonati 12) è possibile incontrare, tra gli altri, il formidabile lavoro di Domenico Piccolo (Polistena – It, 1961) che sintetizza la bellezza del pittorico a quella della materia fotografica per generare atmosfere materiche sciolte e liquide.



Nata a Napoli nel 2005, in Piazza Trieste e Trento, la NotGallery di Manuela Esposito e Marco Izzolino mira a scansire gli strati dell'ambiente metropolitano per avvalersi di un discorso che decanta gli strati più interessanti del graffitismo contemporaneo. IABO (Napoli – It, 1980), assieme all'irriverenza di Federico Solmi (Bologna – It, 1973) e alle azioni tautologiche di T-Yong Chung (Tae-Gu – Rok-sud, 1977), è nome centrale di questo discorso che attraversa l'artistico per disciogliersi tra le pieghe dell'estetico e formulare un'impronta idiomatica che riveste il reale con sfumature linguistiche neo-pop e con logiche visive underground.

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Andrea Aquilanti, Ipotesi per quel che la pittura non “dice” col medium del Lucid Viewer, veduta dell'installazione, courtesy NOTgallery, Napoli

Francesco Pantaleone, da Palermo, offre, dal canto suo, non solo un elenco davvero poderoso di artisti che va dallo scenario fotografico – impudente e irruente – di Terry Richardson (New York – Ny, 1965) ai grovigli pulsanti di Jan Frank, (nato in Olanda ma naturalizzato a New York – Ny, 1951), dal segno sicuro e fluido del /barbaragurrieri/group composto da Barbara Gurrieri (Vittoria – RG, 1978) ed Emanuele Tumminelli (Vittoria – RG, 1977) ai conti alla rovescia di Loredana Longo (Catania – It, 1967) che stravolge la quiete apparente di ambienti vuoti ed ampollosi – volendo citare soltanto alcuni nomi –, ma anche un progetto innovativo, Made in Sicily, che mira a creare un archivio dello scenario artistico siciliano degli ultimi tempi, di artisti, cioè che si misurano con il territorio e con le tonalità della Sicilia contemporanea. Di notevole interesse è anche il progetto Domani, a Palermo. Artisti in residenza; un programma – cocurato con Laura Barreca – che, attraverso una serie di residenze alle quali sono invitati a partecipare artisti italiani e stranieri, si propone di valorizzare il territorio e di evidenziare la personale esperienza dell'artista con la città e l'approccio instaurato durante il soggiorno a Palermo”.

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Andrew Mania,
The Unholy Innocents, 2008, veduta della mostra, courtesy Galleria Francesco Pantaleone, Palermo

Energico e intelligente, il lavoro concepito da Federica Schiavo – suo l'artista vincitore della quarta edizione del Premio Gruppo Euromobil under 30, Rob Sherwood (Bristol – Gb, 1984) – nello spazio di Piazza Montevecchio (16) nato a Roma nel novembre del 2008, propone una ginnastica creativa che percorre, con agilità e squisitezza, i nuclei più interessanti dello scenario artistico attuale. Basta attraversare, difatti, le strutture di Jay Heikes (Princeton – Nj, 1975) che propone un lavoro neoanalitico sull'oggetto (Awkward Pause del 2008 è un lavoro incantevole) e sulla bidimensionalità, le ripetizioni differenti messe in campo da Gabriele Porta (Monza – It, 1981) o i lavori transarchitettonici di Ishmael Randall Weeks (Cusco – Pe, 1976) per leggere quel programma articolato dalla Federica Schiavo Gallery che avanza, poco a poco, un piano di lavoro sempre più armonico e accattivante. Lo SpazioA di Pistoia – in Via Ammati 13 – diretto da Giuseppe Alleruzzo, presenta, a sua volta, un ambiente artistico popolato da personalità che fanno i conti con una facultas imaginandi che, per dirla con il Kant della Critica della Ragion Pura, addiziona l'originarietà dell'oggetto ad un flusso esperienziale teso a ricamare, questo, col senno di poi, un nuovo senso, ricco e profondo. Lungo queste direttive sono ascrivibili, difatti, i “mondi paralleli» (Ludovico Pratesi) articolati da Francesco Carone (Siena – It, 1975), la guerra artisticizzata su carta da Hyo June Lee (Seoul – Rok-sud, 1984) per esprimere un territorio strategico che non ammette vittime, le macchine celibi e delicate di Michele Bazzana (S. Vito al Tagliamento – It, 1979) o gli impianti eterotautologici, a volte, di Chiara Camoni (Piacenza – It, 1974).

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Francesco Carone,
maelström, 2009, veduta della mostra, photo © Serge Domingie, courtesy Galleria SpazioA, Pistoia

Anche il palinsesto proposto da Fabio Tiboni nell'omonimo spazio inaugurato (nell'aprile del 2007) a Bologna in Via del Porto 50d, si presenta vincente e aperto a climi artistici eterogenei. Le forme elementari di Nim Kruasaeng (Provincia di Sisaket – T, 1974), gli assemblaggi di Tim Facey (Glasgow – Gb, 1981) che mirano a ridefinire gli spazi e i materiali mediante accostamenti cromatici che fanno i conti con la luce. E poi, l'eccezionale lavoro proposto da Farid Rahimi (Losanna – Ch, 1974) che ripercorre le contrade del wabi e del sabi per trasmettere una delicatezza disarmante e accattivante o la destituzione e l'estromissione utilizzata da Sergio Breviario (Bergamo – It, 1974) per slittare dal piano del reale a quello dell'ambiguo (La vergine affetta da poliorchidismo predilige la castità del 2009 è un lavoro davvero interessante). Sono alcuni degli artisti che compongono la scuderia creata da Tiboni per investigare il contemporaneo e sottolinearne, via via, atteggiamenti differenti. Ponendo una formula che richiama solo ed esclusivamente se stessa, il proprio tragitto e la propria chimica interna la Galleria Z2O di Sara Zanin, aperta sul finire del 2006 nei pressi del Colosseo, propone una formazione di artisti che spazia dal pittorico al concettuale, dal fotografico (Beatrice Pediconi, ad esempio) all'installativo. Le delicate sovrimpressioni proposte da Mauro Di Silvestre (Roma – IT, 1968) che fanno i conti, tra l'altro, con un prefisso transdecorativo esuberante e vivace. I vivaci miocinetismi di Raphaëlle De Groot (Montréal – CND, 1974). L'irriverenza neo e bio pop di Gaia Scaramella (Roma – IT, 1979). Kaarina Kaikkonen (Iisalmi – (FIN), 1952). Sono soltanto alcuni degli indirizzi seguiti da Sara Zanin per tracciare – nei suoi 100 mq. – una linea di riflessione sul contemporaneo e proporre un ventaglio visivo decisamente multiforme. Con tutta la difficoltà che incontrano, spesso, queste gallerie per mostrare e spiegare il proprio lavoro a collezionisti di alto calibro o a critici teorici e curatori internazionali, la linea dura e l'audacia mostrata dai loro piloti si pone, oggi, come uno dispositivo utile a creare non solo una geografia di relazioni e di intenti che sa coniugare atmosfere variegate, ma anche una mappa ben precisa dell’attuale sistema dell’arte nazionale. Coniugando passione e ragione, questi nuovi spazi – e questi nuovi attori attraversati con una certa (inevitabile) semplificazione e con un po' di celerità – scrivono e descrivono, nell'establishment culturale internazionale, da punti di vista contigui, diversi e a volte finanche discordanti, la cartografia più interessante e coraggiosa delle ultime tendenze nell'arte d'oggi.