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Marzia Migliora alla Galleria Lia Rumma di Napoli
Data: 04.02.2010

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Vai all'evento: MARZIA MIGLIORA - Forever Overhead

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Marzia Migliora, una corsa frenata che si chiama vita



Marzia Migliora (1972, Alessandria – IT) svolge, da tempo, e con lucidità, un discorso teso a trasformare il quotidiano in un laboratorio di idee in cui elaborare, di volta in volta, pensieri (d'una trasparenza unica) legati a temi migratori che elogiano la vita e i mille significati che la riguardano.
Mettendo lo sgambetto alla realtà, e dilazionando il tempo con cautela, l'artista offre spazi d'estensione mentale che trasportano il fruitore in una contrada visiva coordinata, sempre, da una programmazione di fondo che stabilisce le pause e gli intervalli, i passaggi e le soste.

Con Forever Overhead, la personale organizzata per i nuovi spazi della Galleria Lia Rumma di Napoli, Marzia Migliora posiziona, ora, la propria schermata creativa in calcio d'angolo rispetto allo scorrere indifferente dell'ordinario, per celebrare e privilegiare un atteggiamento che elogia la delicatezza e la leggerezza, la fugacità e la fragilità della vita (e della proairesi), la finitudine e il mutare incessante degli eventi.
La sospensione dalle cose e dal proprio corpo. L'inclinazione ad alleggerire il tempo e a diminuirne, via via, lo scorrere impetuoso. E poi, ancora, il gesto cristallizzato (del tuffatore di Paestum, ad esempio, che apre un brano di storia davvero significativo) riversato in uno scenario che fa i conti col presente dell'arte e della vita. Sono alcuni dei luoghi felici attraversati da Migliora per realizzare un sistema di formule visive che non solo rielaborano sempre la stessa essenza di fondo – legata all'amniotico e all'uterino –, ma mirano a tessere anche un filo sottile che concatena i vari passaggi verbali in un paesaggio decisamente unitario, finemente calibrato, pulito e sciolto.

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Marzia Migliora, Forever Overhead, 2010, film 35 mm trasferito su dvd, colore, 5’58”, edition of 5
courtesy Galleria Lia Rumma Napoli


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Marzia Migliora, Scomparire in un pozzo, 2010, tappeto taftato a mano, lana e seta, retro cotone, specchio in plexiglas (tappeto: diametro 200 cm, specchio: diametro 200 cm), edition of 2
courtesy Galleria Lia Rumma Napoli

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Marzia Migliora, Alzo l’ultimo passo che depone in cima dove non è più suolo è aria, 2010, lettere in acciaio inox lucido, 16x700 cm, edition of 3
courtesy Galleria Lia Rumma Napoli
 

L'arte e la vita, la scienza e la letteratura, l'archeologico e l'attuale. Il sussidiario proposto da Marzia Migliora dispiega un atteggiamento metodologico che percorre, con disinvoltura e curiosità, i luoghi dell'indugio e della sospensione. Forever Overhead suona così”, avverte Francesca Comisso nel foglio di presentazione della mostra, “come una formula che sospende l'azione in quel vuoto fatto d'aria, per sempre lassù, nell'intervallo tra il prima e il dopo, quando non si può tornare indietro e non si conosce ciò che sta oltre. Un istante dilatato ad accogliere pensieri e possibilità, in cui la paura e il desiderio, la vita e la morte, l'ordinario e il trascendentale si rivelano unità inscindibili dell'essere”. E proprio in questi brani slabbrati e ridati in un eterno presente senza peso condizionato da un'assenza di gravità ricercata e offerta allo spettatore con un'eleganza davvero superba, Migliora racconta l'insostenibile bellezza di una quiete elegiaca e in un diastema temporale rubato al tempo.
Un trampolino di lancio in piombo lucidato che fa da viatico alla mostra e trasforma il fruitore in un tuffatore che partecipa costantemente alle epifanie di tempo (Blocco di partenza), una frase al neon tesa a togliere la voce alle parole (Siamo fatti di questo d'aria e acqua come le comete). Un pensiero di Erri De Luca in acciaio inox (Alzo l'ultimo passo che depone in cima dove non è più suolo è aria) o sei tele diafane che rappresentano la metamorfosi di un corpo in sostanza acquea (Migratori senz'ali) per richiamare le forme del Tuffatore linee sintetiche del movimento verticale realizzato da Ernesto Michaelles (Thayath) nel 1931. Un video teso ad evidenziare, trattenere e cristallizzare l'adrenalina dell'atleta che si misura con la propria vita (Forever Overhead). Due fotografie collocate nello studio della galleria, al piano superiore, quasi ad indicare una ulteriore sospensione (dalla lettura del tragitto espositivo, questa volta). E poi, a chiudere il percorso, solitaria, l'incantevole installazione Scomparire in un pozzo di tempo – struttura pseudocilindrica formata da un tappeto circolare la cui tessitura richiama, nell'immediato, l'incresparsi dell'acqua e, in corrispondenza verticale (sul soffitto della sala), da uno specchio – che invita lo spettatore a dissolversi nell'ordito segreto d'un giardino d'utopia (Foucault).
Della corsa frenata che si chiama vita, Marzia Migliora ne accoglie gli umori per tramare, foglia a foglia, un sussidiario che fa i conti con il sottosuolo del linguaggio, ma anche – e sopratutto – con quel fragile e straordinario percorso legato, inscindibilmente, alla quotidianità.

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Marzia Migliora,
Migratori senz’ali, 2010, installazione, 6 tessuti realizzati al telaio a mano, filo in lino bianco e nero, 70x356 cm, edition of 3
courtesy Galleria Lia Rumma Napoli


In copertina: Marzia Migliora, Blocco di partenza, 2010, piombo inciso, base in plexiglass (piombo: 5x30x30 cm, plexiglass e piombo: h 52x47x44 cm), edition of 2
courtesy Galleria Lia Rumma Napoli