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MACRORADICI DEL CONTEMPORANEO: A ROMA LA NOSTRA ERA AVANGUARDIA. Al MACRO
Autore: Melania Rossi
Data: 04.02.2010

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Avere 20 anni in quegli anni, i fine ’60, gli anni del boom economico italiano, del movimento controculturale ed anticonformista, del fermento rivoluzionario, del Maggio francese e della Primavera di Praga, della morte di Che Guevara. Gli anni d’oro del rock’n’roll. Quando le arti contestavano con forza sincera la società capitalistica e dialogavano tra loro con espressioni altissime.
Essere a Roma in quel tempo avrebbe significato tra le altre cose poter assistere a due grandi mostre, storicamente rivoluzionarie e fondamentali per l’arte contemporanea a venire: Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70 (novembre 1970 - gennaio 1971, Palazzo delle Esposizioni) e Contemporanea (novembre 1973 - febbraio 1974, Parcheggio di Villa Borghese). Curate da Achille Bonito Oliva e Graziella Lonardi Buontempo.
Oltre cento foto originali scattate da Ugo Mulas a Vitalità del Negativo sono quelle in mostra al MACRO fino al 5 aprile 2010, immagini in bianco e nero che provocano quella malinconia emozionata per un grande momento storico, artistico e intellettuale non vissuto, e forse non è eccessivo dire, purtroppo, mai più raggiunto in seguito.
La mostra inaugura, insieme ad altre quattro, la nuova stagione 2010 del museo romano e si concentra in particolar modo sulla figura di Graziella Lonardi Buontempo.
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Andy Warhol, Graziella Lonardi, 1973, serigraphy and acrylic on canvas, 4 canvases 102 x 102 cm each © Andy Warhol Foundation For The Visual Arts

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Christo, Porta Pinciana and Aurelian Walls Wrapped, 1974, 4 photographs, 44 x 54 cm each
 
Giovane, bella, ricca, curiosa e appassionata arriva a Roma proprio nel 1968, lasciando la sua Capri e Napoli. Stufa della vita della gioventù dorata, nel fervore artistico e intellettuale romano del tempo la Lonardi trova amici come Mario Schifano, Tano Festa, Carlo Giulio Argan, Maurizio Calvesi, Gino Marotta, Aberto Moravia e molti altri grandi. Molti altri tra cui Achille Bonito Oliva, con cui instaura un rapporto di profonda stima reciproca segnata da un inevitabile ed estremamente proficuo scontro-scambio di sensibilità e idee. La Lonardi non era una studiosa d’arte ma la imparava vivendola, da appassionata e trasgressiva collezionista, stando in contatto diretto con gli artisti. Proprio da questo atteggiamento nasce, grazie e lei, Incontri Internazionali d’arte, associazione in cui si riunivano artisti, critici e pubblico. Negli anni hanno definito l'habitat degli Incontri, insieme a numerosi altri, Gino De Dominicis, Vettor Pisani, Joseph Beuys, Andy Warhol, Daniel Buren, Sol LeWitt, Wolf Vostell, Bruce Naumann. Presidente dell'Associazione e' stato Moravia. Tanto per dire. Oggi tutti questi nomi provocano il reverenziale rispetto, ma allora nessuno di loro era sul piedistallo. Alighiero Boetti viene ricordato dalla Lonardi come un ragazzo dalla commovente fragilità, quando si presentò a Vitalità del negativo con i suoi disegni sotto un braccio e nell’altro una lunga rosa rossa; Mario Merz descritto nel suo broncio naturale. Tutti erano uniti da una autentica fratellanza e una profonda comprensione, non c’era nessuno scontro sotto banco proprio perché all’interno dei grandi progetti espositivi ad ognuno era dato lo stesso spazio, in assoluta uguaglianza.

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Graziella Lonardi Buontempo and Joseph Beuys  in Roma

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Graziella Lonardi Buontempo, Palma Bucarelli and Christo at the Aurelian Walls, Roma, 1974

La mescolanza durante le due mostre era totale: di esperienze tra gli attori protagonisti degli Incontri e di generi tra le arti che avevano la possibilità di esprimervi. Durante Contemporanea il parcheggio di Villa Borghese diventò un luogo magico in cui cinema, teatro e performance convivevano: Giuseppe Bertolucci invitò l'Odin Teatret, Vassilicò, Carmelo Bene, Bob Wilson e venivano proiettati i film di Pasolini; c'era anche una sezione di informazione alternativa curata da Bruno Corà cui parteciparono Magistratura Democratica, Pio Baldelli, Franco Basaglia, Adele Cambria, Umberto Eco; Christo impacchettò Porta Pinciana e parte delle Mura Aurealiane.   Tanto per dire.
L’ibridazione dell’arte era completa, e chiara la sua funzione metalinguistica. Tutti gli artisti che presero parte a Vitalità del negativo venivano dall’informale ma proponevano un linguaggio laterale, alternativo a una certa critica per cui “nominare” equivaleva a “toccare”, come dice Bonito Oliva. Si erano perfettamente resi conto che la realtà dell’arte è il linguaggio. Da qui il lavoro sul tempo di Kounellis, un pianoforte all’ingresso per il coro del Nabucco, o quello sullo “spazio elastico” di Colombo. Artisti che non sostenevano i valori della società di massa e per criticarla si servivano di citazioni come quelle da Duchamp di Vettor Pisani, vera novità in mostra, o tornavano ad una classicità, che si sarebbe affermata successivamente nella Transavanguardia, come nel caso di Fabro.
A completare l’esposizione al Macro, un video che ripercorre l’esperienza delle due grandi mostre raccontata proprio da Graziella Lonardi e da Achille Bonito Oliva. Assolutamente da investire i venti minuti necessari a seguire il documento video. In questo viaggio tra due mostre del passato e una del presente forse si sarà creata un po’ di confusione ma, d’altra parte, quando il passato è così potente e carico di significato è difficile non farsi prendere la mano e non abbandonarsi al ricordo.

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Graziella Lonardi Buontempo with the work La Pioggia by Gino Marotta at “Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/1970”
(foto di Cristina Ghergo)


In copertina: Graziella Lonardi in Getulio Alviani’s environment at “Vitalità del negativo nell'arte italiana 1960/1970” (foto di Massimo Piersanti)