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CHAN, Genova
Data: 03.02.2010

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Vai alla sede: CHAN - Contemporary Art Association

Gli artisti correlati: Marco Villani, Danilo Correale


Introducing to. . .

Il progetto è stato pensato per dare visibilità all’attività di ricerca delle giovani associazioni presenti sul territorio italiano e operanti nell’ambito del non profit culturale.Ad ogni organizzazione è stato richiesto di raccontare di sé attraverso la presentazione di uno o al massimo due progetti che esemplificano l’identità e la mission che si è preposta. Per prendere parte al progetto è necessario inviare alla redazione della Rubrica Not for Profit (eugeniadelfini@gmail.com) un breve statement di presentazione e materiali visivi che documentino il progetto scelto, potrebbe trattarsi di una mostra, di una lecture, di una tavola rotonda, di un’attività didattica…con l’ausilio di questi materiali sarà possibile costruire un’intervista che inquadri gli obbiettivi e i gli strumenti per la promozione culturale dell’organizzazione.

Un occasione per presentare progetti artistico-curatoriali e per mettere in luce come l’intervento delle organizzazioni indipendenti nell’ambito culturale si sviluppi in maniera parallela e complementare all’attività delle istituzioni pubbliche.

#5
Introducing to Chan – Contemporary Art Association, Genova

CHAN è stato fondato da 4 giovani appassionati d'arte contemporanea, Alice e Carlotta Pezzolo, Hilda e Nicolò Ricaldone il 12 marzo 2008.

CHAN è uno spazio di progettazione dedicato a giovani artisti e curatori emergenti del panorama nazionale e internazionale. Il carattere progettuale è l'elemento caratterizzante di CHAN, la mostra  rappresenta la conclusione e il catalogo l'elaborato teorico.

I materiali prodotti sono sempre sia in italiano che in inglese, per una maggiore divulgazione. Oltre al catalogo, funzionale alla mostra e quindi diverso ogni volta a seconda del tipo di progetto, viene realizzata una piccola guida per non addetti ai lavori, dove con un linguaggio più accessibile vengono illustrati i punti chiave della mostra.

I 15 mq dello spazio non sono molti, ma sono abbastanza per configurarsi come luogo di ricerca sulle ultimissime tendenze e ricerche dell'arte giovane. Anche anagraficamente. Siamo uno spazio che cerca di collocarsi sul territorio, coinvolgendo e collaborando con altre realtà che fanno cultura a Genova, ma ci rendiamo conto della necessità di uno sguardo più ampio, che porti in questa città provinciale e poco attenta all'arte contemporanea, nuovi stimoli.

I due progetti realizzati finora che meglio esemplificano la nostra linea sono quello di Marco Villani, curato da Matteo Lucchetti e di Danilo Correale, prodotto interamente da CHAN in occasione di Start Genova. Entrambi i progetti - site specific -  hanno una dimensione pubblica di affissioni di cui la mostra diventa parte integrante.

Progetti selezionati da Chan

HOW MUCH ART CAN YOU TAKE?

Danilo Correale


1 ottobre - 21 novembre 2009

Chan | Arte

How much art can you take? nasce da un archivio visivo che Danilo Correale ha costituito negli anni attraverso l’interesse alla scena Metal, Hardcore, Punk e underground in genere, che costituisce una documentazione “spontanea” di questo immaginario culturale e sociale. Il nome del progetto è tratto da un brano degli SS Decontrol, gruppo Straight Edge Hardcore nato a Boston nei primi anni ’80, che con questa canzone sfidava causticamente la situazione della creazione artistico/musicale contemporanea.

How much art can you take? nasce quindi da una doppia riflessione, basata da un lato sulla raccolta del materiale visivo legato alla scena Underground tra fine anni ’80 e inizio 2000, dall’altro su un problema legato al significato sociale che tali situazioni racchiudono al loro interno.

I concerti Underground non possono essere considerati unicamente come dei momenti di aggregazione, ma più spesso sono i risultati di una resistenza comune attiva, un dissenso spesso trasmesso attraverso la messa in atto di uno scenario culturale complesso, dal quale è possibile decodificare un indice sociale. In questo contesto, il D.I.Y. (Do It Yourself) il passaggio dalla condizione privata a quella pubblica di un messaggio, come quello serigrafato sulle T-shirt, diviene un potente medium destinato a diffondere le idee di un gruppo (e di una generazione) al di fuori dell’ambiente musicale. In parallelo a questa riflessione sul contesto culturale, l’esigenza dell’artista di lavorare con tale documentazione, si sposta su un piano teorico , quale è realmente significativo di queste immagini? Oberati infatti da una sovrapproduzione di immagini e immaginari, l’azione si tende verso un piano “analitico”.

L’intervento pensato da Danilo Correale a Genova comprende un progetto sullo spazio pubblico e un’ installazione. Da fine settembre a inizio ottobre una serie di manifesti verranno affissi in città, proponendo come spunti di riflessione collettiva alcune frasi tratte dall’archivio di immagini, che diventano “aforismi”, statement, caratterizzati da un sapore tanto dissacratorio quanto evocativo. Il lavoro nello spazio urbano risulta così un percorso testuale che ha un legame forte con un immaginario: la scomparsa della figurazione apre ad una riflessione generale sul significato del messaggio in quanto tale. Contemporaneamente nello spazio di Via Sant’Agnese Danilo
Correale propone al visitatore un’installazione che si riflette nell’intero spazio espositivo.

Danilo Correale, nato a Napoli nel 1982, vive e lavora tra Milano e Napoli, la sua ricerca si muove attraverso il campo della fotografia di cui esclude l’utilizzo quale mezzo, declinandone le metodologie in diversi percorsi che ne sovvertono i processi caratteristici. Transit2, ///PIST (collateral Event f the II Istanbul Biennal) curated by, (Curated by Pelin Uran, E.Viola A.Rispoli) Istanbul - Transit2, MADRE Museo d’arte Contemporanea Napoli,( Curated by E.Viola A.Rispoli P.Uran) - Altri Discorsi, Careof DOCVA, Fabbrica del Vapore, Milano, 2009 sezione a cura di Valentina Angeleri e Matteo Lucchetti, - “Documents” Fondazione Spinola Banna per l’Arte Poirino,TO, 2009 (guest teacher Peter Friedl), - “Emerging Talents” Fondazione Strozzina, Firenze 2008 (Selected by Luca Cerizza), - “Backpackers” Borgovico 33, Como a cura di Marco Scotini e Berth Theis,- “Goodbye My Darling” FrancoRiccardo Artivisive, Napoli a cura di Marco Scotini, 2008 - “Classroom #1” - MADRE, Napoli, 2008 (a cura di S.Lacagnina, S.Palumbo, G. Del Vecchio)

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Danilo Correale - How much art can you take,
Chan Genova
Courtesy CHAN 


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Danilo Correale - How much art can you take, Chan Genova
Courtesy CHAN 


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Danilo Correale - How much art can you take, Genova
Courtesy CHAN 

ReadyMadeLife

Marco Villani


22 maggio -15 giugno 2009

A cura di Matteo Lucchetti

Chan | Arte

ReadyMadeLife è un progetto in corso di Marco Villani, che assume per lo spazio espositivo di CHAN una forma temporanea, declinando con diversi mezzi e modalità una ricerca relativa alla predeterminazione della lettura dello spazio collettivo, attraverso un’analisi del codice linguistico prodotto dalle telecamere a circuito chiuso. La videosorveglianza come materiale di una mappatura del tessuto urbano, dove l’immagine della vita stessa è oggetto della produzione dell’artista. ReadyMadeLife è calato sulla realtà di Genova, facendone emergere un tessuto connettivo di immagini registrate, di spazi sociali vissuti pubblicamente o privatamente, che evidenziano una quotidianità immersa in una ineludibile rete di relazioni di potere, che dà forma ai nostri comportamenti e desideri.

Quella stessa rete che esplode nel wallpaper topografico, annullato della toponomastica che limiterebbe il lavoro ad un luogo specifico, in una parata di fotogrammi disposti in maniera rizomatica. Momenti particolari dell’installazione sono il video e le foto: questi bloccano una sintesi visiva dell’azione di ripresa della registrazione nel momento stesso in cui questa avviene e, nello specifico, il video sembra cortocircuitare tutta l’operazione, fornendo una sorta di ipotetica narrazione del materiale grezzo appena rilevato e già montato.

Marco Villani è un artista che opera sui modelli di realtà e sul concetto di identità in una sorta di archeologia del soggetto, della sua storia biologica e sociale, per portare alla luce i flussi che ne identificano la forma e i desideri. La città è vista come organismo unitario in cui si sedimentano stratificazioni sociali e psichiche, luogo di partecipazione e di esclusione.

Tra le principali mostre ricordiamo: 2006, “Not Still Art Festival” Micro Museum, New York; “Emotional Man. Insights Into Beauty and the Beast” CACT Ticino, Bellinzona; 2007, “International Film and Video Festival”, MONA (Museum of New Art), Detroit; “Dislocate 07”, Ginza Art Laboratory, Koiwa Project Space, Tokyo. Nel giugno 2009 presenterà una mostra personale presso il CACT Ticino di Bellinzona. È stato inoltre co-curatore della mostra-convegno “Mappe Resistenti” presso il Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce di Genova.

CHAN arriva con ReadyMadeLife di Marco Villani alla sua terza mostra, che sempre di più si conferma come momento di ricerca nel quale l’artista è in grado di elaborare, in diretta collaborazione con i curatori coinvolti, una dimensione progettuale per il proprio lavoro. Dopo la ricerca di Anja Puntari sulle paure generate all’interno della società contemporanea e la riflessione di Mirko Smerdel sull’architettura nata dai materiali d’archivio, CHAN realizza il progetto di Marco Villani, declinato per lo spazio di Via S.Agnese, con la curatela di Matteo Lucchetti.

Nella pubblicazione relativa a ReadyMadeLife saranno presenti, oltre al testo del curatore, contributi di Brian Holmes e di Massimo Canevacci.

www.marcovillani.net


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Marco Villani, ReadyMadeLife, Chan Genova
Courtesy CHAN 

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Marco Villani, ReadyMadeLife, Chan Genova
Courtesy CHAN 


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Marco Villani, ReadyMadeLife, Chan Genova
Courtesy CHAN 


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Marco Villani, ReadyMadeLife, Genova
Courtesy CHAN 



Intervista a Carlotta Pezzolo e Hilda
Ricaldone

Eugenia Delfini: Come vi siete incontrati e che tipo di formazione avete?


C+H
: L’idea di creare CHAN è nata dalla collaborazione che si è creata dopo aver seguito insieme una mostra al museo d’arte contemporanea di Villa Croce. Negli anni precedenti avevamo avuto esperienze lavorative e formative diverse tra Italia e estero che in un certo modo si completano a vicenda. Hilda è laureata e specializzata in storia dell'arte a Genova, Carlotta si è laureata in D.A.M.S. Arte a Bologna e ha seguito un master in management culturale a Genova. Oltre a noi abbiamo coinvolto Alice e Nicolò, nostri fratelli, le cui competenze e il cui entusiasmo sono stati fondamentali per la creazione di CHAN.

Alice si è laureata in disegno industriale al politecnico di Milano e ha conseguito un master in grafica editoriale a Valencia: Nicolò si sta laureando in Scienze della comunicazione a Savona. Nell’organizzazione quotidiana non ci sono gerarchie, solo una divisione dei ruoli. Noi ci occupiamo principalmente della programmazione e dei contatti con artisti e curatori.

E.D.
Quali sono gli obbiettivi che fin da subito vi siete preposti e che vi hanno spinto a far nascere il progetto?

C+H
: Obiettivo principale di CHAN è la diffusione dell’arte contemporanea. Il progetto nasce in prima battuta per creare uno spazio ad hoc dove realizzare progetti che riunissero giovani artisti, curatori e critici, con l’intenzione di dare molta importanza a collaborazioni, scambi e interazioni con altre realtà associative, culturali e geografiche. Ci sembra interessante discorso sull’arte emergente nella nostra città: nello stesso tempo l’associazione è nata con l’intento di rendere concrete ricerche e interessi ad aspetti che, singolarmente o in gruppo, avevamo portato avanti negli ultimi anni. Il piccolo spazio espositivo a disposizione (15 mq) ha poi stimolato, nel nostro percorso, la dimensione progettuale dei progetti.

E.D.
Qual è oggi secondo voi il ruolo degli spazi non profit italiani? Tra le realtà indipendenti esistenti, a quali vi sentite vicini?

C+H
: Il vantaggio del non profit, almeno sulla carta, sta principalmente nell'essere liberi da una logica del profitto, che spesso influenza anche il discorso teorico e progettuale.
Con questo non vogliamo dire che si debba prescindere totalmente dal mercato, fondamentale negli sviluppi dell'arte contemporanea. Il ruolo degli spazi non profit dovrebbe anzi riempire il vuoto lasciato libero dalla ricerca più dichiaratamente commerciale.
Ci sentiamo solidali in generale con gli spazi indipendenti, anche se cerchiamo di portare avanti un discorso che sia il più possibile autonomo e personale.

E.D. Come scegliete gli artisti da esporre?


C+H:
Alcuni artisti li conosciamo personalmente, altri li contattiamo perché ci piace particolarmente il loro lavoro, lo stesso vale per critici e curatori. I contatti fortunatamente aumentano ogni giorno: lavorare così è molto stimolante e crea un mare infinito di possibilità. In generale gli artisti coinvolti lavorano in una dimensione installativa su temi sociali o legati allo spazio, percorsi cui siamo particolarmente legati.

E.D.
I due progetti che avete presentato per quest'intervista sono entrambi progetti sviluppati in parte nel vostro spazio in parte nella dimensione pubblica della città, in che modo vi interessa relazionarvi con il territorio genovese?

C+H
: Come accennavamo prima, ci interessa che le mostre da CHAN nascano come installazioni site-specific in cui lo spazio espositivo possa diventare il punto di partenza per diffondere progetti nello spazio cittadino. Alcuni tra gli artisti e i curatori con cui abbiamo lavorato finora si sono espressi al meglio attraverso il progetto pubblico e il coinvolgimento dell’ambiente della città. Uno degli obiettivi di CHAN è quello di diffondere l'arte contemporanea, il territorio cittadino diventa quindi un ambito privilegiato in cui elaborare progetti, come quelli delle affissioni, destinati ad un pubblico indifferenziato. L'attenzione al territorio e alla relazione con lo spazio urbano fa parte dei nostri interessi e di una necessità di contestualizzare le proposte artistiche nella dimensione territoriale genovese, che si trova - rispetto ad altre città - ai margini dei percorsi più stimolanti del contemporaneo.

E.D. Come sostenete i costi dei progetti? E come vi mantenete voi? Fate anche altri lavori?


C+H
: Qui ci ricolleghiamo al discorso del non profit: il primo anno doveva funzionare da palestra, avevamo bisogno di una totale libertà d'azione e quindi abbiamo faticosamente optato per l'auto-sostentamento. Ciò non sarebbe stato possibile senza tutte le collaborazioni, tutti gli artisti, i curatori e le associazioni che ci hanno aiutato nel nostro percorso. Sino ad oggi lo spazio e i progetti sono andati avanti grazie ad un fondo costituito tra i soci fondatori. Ognuno di noi svolge – spesso in modo saltuario – altri lavori: CHAN diventa allo stesso tempo uno spazio di investimento e una dimensione di ricerca che ci stimola a rimanere a Genova invece che “emigrare” definitivamente a Milano o all’estero.

E.D.
Avete già attivato delle collaborazioni con le altre realtà culturali genovesi?

C+H
: A Genova sono attive numerose realtà culturali istituzionali e non, la cui programmazione purtroppo a volte risente della mancanza di fondi. Gallerie e associazioni che si occupano di arte moderna e contemporanea si sono riunite qualche anno fa nell’associazione START, che promuove ogni anno iniziative comuni. Abbiamo già avuto di modo di collaborare con istituzioni e gallerie, oltre a festival e manifestazioni indipendenti e certamente svilupperemo anche nel 2010 questo aspetto. La volontà di unire ambiti diversi emerge anche nei cataloghi realizzati per le mostre di CHAN, dove spesso sono chiamati a scrivere esperti di settori diversi da quello artistico, che ci danno nuovi punti di vista e con i quali si creano nuove sinergie.

E.D
. Quali mostre avete in programma di curare prossimamente?

C+H
: A febbraio realizzeremo un progetto di Stefano Romano che parte da una riflessione sullo spazio espositivo, precedentemente occupato da un barbiere. In aprile sarà la volta di uno o più giovani artisti iraniani, le cui ricerche sono fortemente segnate dalla situazione politica del loro paese d'origine, mentre a maggio presenteremo un progetto di Ludovica Carbotta, il cui lavoro spesso indaga la dimensione spaziale e urbana.

E.D. Cosa auspicate diventi CHAN?


C+H
: Auspichiamo che CHAN diventi un centro di sperimentazione, uno spazio in grado di produrre progetti, un'opportunità per giovani artisti e curatori. Ci piacerebbe che CHAN continuasse a lavorare in questa dimensione di assoluta libertà, mantenendo inalterati la passione e l’entusiasmo che lo caratterizzano. Vorremmo diventare un luogo di incontro di nuove ricerche e spazio di dibattito culturale.

CHAN - ContemporaryArtAssociation,
Via Sant’Agnese 19, 16124, Genova

http://www.chanarte.com/